Barolo DOCG Le Teorie

nome prodotto

Barolo DOCG

uve

100% Nebbiolo

zone produzione

Langhe del Barolo

esposizione e altitudine

sud, sud-est

tipologia del terreno

marne calcareo argillose

sistema di allevamento

guyot

densità dell’impianto

4.000 ceppi per ettaro

epoca di vendemmia

fine settembre – metà ottobre

temperatura di servizio

18/20 °C

scheda tecnica

Fermentazione spontanea senza lieviti aggiunti in vasche in cemento di circa 12 giorni, con temperature a partire da 22 C fino ad arrivare a 29 C, con successiva macerazione a cappello sommerso per almeno 30 giorni a temperatura di 29 C. Di conseguenza dopo la svinatura si innesca la fermentazione malolattica, circa 15 giorni con temperatura costante a 22 C. Dopodiché il vino va in botti da 4500 L in rovere di slavonia ad affinare per 4 anni, seguono ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia. Il nostro Barolo nasce dall’unione nostri 5 vigneti cru a Barolo: Liste, Cannubi, Fossati, Cannubi San Lorenzo, San Pietro delle viole. Per questo esprime assieme l’eleganza e la potenza tipica del Barolo di Barolo e del vero Barolo di una volta.

abbinamento perfetto

Crediamo che consigliare con cosa bere i nostri vini sia sbagliato, ognuno ha le sue idee e i suoi piaceri, ma possiamo consigliarvi con chi berlo. Bevetelo con tutti!

Le nostre Teorie, 18 etichette di Barolo d’annata, create da Oscar Farinetti, utili per aprire dibattiti in centrotavola, attraverso 18 pensieri.

Non sono semplici etichette, ma raffigurazioni che parlano. Poche parole, ma ben dette. Teorie su grafici, assi cartesiani, cooordinate, figure geometriche.

Logica, matematica e filosofia. Queste sono le nostre Teorie.

La curva della vita

Una curva che rappresenta il corso della vita. Un incedere che è fatto di punti di reazione e relativi tempi. Ed è da questi ultimi che derivano vantaggi e svantaggi. Rappresenta il tempismo e quindi la lungimiranza, la capacità di prevedere e magari, perché no, anticipare. Banalmente detto come “stare sul pezzo”. A è il punto di reazione di chi riesce a prevedere che c’è un momento di rottura con l’abitudine e quindi un successivo necessario cambio di paradigma. Chi prima capisce, più vantaggio ha. B è chi capisce in tempo ed ha un suo punto di reazione; avendo capito dopo di A che c’è bisogno di una svolta, è sì in tempo, ma ha uno svantaggio su chi ha saputo prevedere. Infine C, chi arriva per ultimo, chi né prevede né reagisce ad una situazione nel giusto tempo. La curva scende in picchiata. E non c’è nessuna possibilità di recupero.
Quindi: prima si anticipano i tempi, più vantaggio si ha nel gestire il futuro e quello che si presenta.

Teoria del successo

Una linea retta in crescendo, che punta in alto. I punti A rappresentano la necessità di un cambiamento. Un’esigenza che parte da noi stessi. La curva, senza questi punti di cambiamento, dopo un po’ di tempo tende a divenire una parabola discendente. Il punto di svolta permette invece a questa linea di crescere. Verso l’alto.

Quindi: il riconoscere quando ad un certo punto serve un cambiamento nella propria vita ci permette di dare una svolta e puntare sempre più in alto, in tutti in campi. L’importante è rendersi conto in tempo di quando è ora di cambiare.

Le categorie umane

Due assi che danno vita a quattro aree, quattro categorie umane, in funzione di quanto noi ragioniamo con il cuore e quanto con la testa. Razionale ed irrazionale.
Minor testa e più ragionamento di cuore danno vita a persone buone, ma masochiste perché rischiano di non percepire alcune insidie che possono ritorcersi contro.
Poco ragionamento di testa accompagnato da poco cuore porta ad individui stupidi.
Gli egoisti e banditi, coloro i quali usano poco il cuore, poca empatia e danno più retta al calcolo, alla testa, al razionale. Ed infine la combinazione che genera un individuo propositivo: intelligente e giusto. Due aggettivi che rappresentano un valore aggiunto per l’identità di una persona. Quando cuore e testa si bilanciano nel migliore dei modi possibili.
Quindi: tanto cuore, ma anche tanta testa nella vita di tutti i giorni, per agire da intelligenti. In un “giusto” compromesso.

Percorsi tra cuore e matematica

Un asse cartesiano che mette in relazioni due variabili: la matematica ed il cuore. Ragionar di testa e ragionare di pancia. Il manager pentito incarna la figura di chi prende decisioni troppo legate alla matematica, ma poi capisce l’importanza di tutti quei fattori non numerabili, monetizzabili, ma che ti portano a vedere oltre. Ecco quindi che inverte la rotta e si butta a capofitto (a torto o ragione?) sul cuore, come per recuperare uno svantaggio emotivo accumulato fino a quel punto.
Il manager rinsavito è colui che inizia la sua scalata (o ascesa) puntando tutto sulla matematica; ma rinsavisce immediatamente capendo subito l’importanza dell’empatia, della passione per ciò che fa ed il suo essere in funzione con l’estrema razionalità.
L’aquilone di Eatlay rappresenta invece la persona che prima di tutto è mossa dalla passione costante, che imparando la matematica, punta in alto e in funzione di questo crea l’azienda, combinando così la sua passione con il calcolo.

Quindi: ragionare di cuore, provare passione per ciò che si fa, unita alla conoscenza dei numeri è il primo passo per fare grande un’impresa!

Teorie della fortuna

La vita di ogni essere umano è composta dal 50% di fortune e dal 50% di sfighe, non esistono persone più fortunate e persone meno fortunate, è solo una questione di storytelling.
Pensate; andreste mai in macchina con una persona che, appena conosciuta, vi racconta solo di tutti gli incidenti che ha avuto? No, chiaramente è una sfigato, e finireste per concentrarvi solo su questo aspetto. Immaginate invece una situazione contraria ed ecco la risposta.
Quindi? Il segreto sta nel raccontare solo le proprie fortune ed “omettere”, se possibile, le proprie sfortune, in questo modo verrete vissuti come persone fortunate, e quindi godrete di fiducia.

Teoria del modello aziendale

Teoria che mette al centro di tutto le persone, a maggior ragione se si pensa ad un’azienda, perchè gli individui sono il motore dell’impresa stessa. Per prima cosa quindi renderli partecipi, dare ascolto ai loro pensieri ed alle loro idee.
Tutti infatti concorrono al medesimo risultato: il bene dell’azienda che si rifletterà poi anche sui lavoratori stessi. 3 modelli che si sviluppano in relazione a quanto le persone vengono considerate parte attiva su un luogo di lavoro: tre sono gli scenari possibili.
Nel primo modello i lavoratori seguono quello che viene detto loro di fare, ma sono imposizioni dall’alto che vengono recepite in quanto tali; in più, senza un minimo di struttura nell’organico, si finisce per generare un antimodello (perché privo di struttura) che dà vita ad un’azienda disordinata e perdente.
Il secondo modello è invece graficamente lineare, strutturato, sì efficiente perchè tutti seguono la propria mansione, ma alla fine noioso e che lascia poco spazio alla creatività degli individui (modello che dà vita ad un’azienda ordinata, efficiente e noiosa).
Infine l’antimodello vincente. Le persone si guardano, sono tutte parte del sistema, dialogano, tutte hanno il medesimo peso e considerano davvero l’obiettivo come comune a tutti. E’ un antimodello perché non è statico, ma può variare, ma è in armonia perché tutti sanno di essere parte del lavoro che porta all’obiettivo ricercato e sperato. E’ vincente perché tutti hanno visibilità sulle funzioni, ovvero la possibilità di indicare il mezzo per arrivare al successo.
Quindi: in un’ambiente di lavoro, come nella vita, le persone contribuiscono personalmente alla riuscita di un’impresa, alla crescita di un qualcosa, così come alla crescita personale in quanto uomini, se si dà loro la possibilità di farlo. Questo vuol dire armonia, ma anche fornire possibilità di stimoli e confronto.

Le strade della vita 1

Onestà e furbizia si incontrano, in modalità differenti per dare vita a scenari diversi. Si può seguire la via del masochismo: un percorso fatto da costante onestà, ma sempre minore furbizia ed il rischio di farsi male aumenta. Ma se la disonestà aumenta e diminuisce anche la furbizia lo scenario è quello di una vita triste.
Tanta onestà, ma anche tanta furbizia: se a parità di onestà, aumenta la furbizia non si può che crescere; quando la furbizia è stata però troppa e se si innesca un maggior senso di onestà allora si ha un po’ di redenzione e ci si rincuora. Si raggiunge la grandezza, in termini personali, nel punto di incontro tra i fattori, nel bilanciamento tra onestà e furbizia.
Scenario negativo, ovvero meno onestà accompagnata da minore furbizia porta alla stupidità, meglio evitare. Disonestà accompagnata da molta furbizia porta ad essere perversi.

Quindi: onestà e furbizia sono due fattori importanti nella vita. Se combinati in modo poco giusto, conducono a strade non troppo edificanti. Ma un giusto compromesso nella combinazione, in positivo, dei due fattori, aiuta.

Le categorie umane 2

Essere, o risultare, antipatici, o ancor peggio inutili, oppure simpatici o perfino speciali lo si deve anche a come orgoglio ed ironia si combinano in noi stessi. Senza dimenticar i finti, pessima categoria.
Le persone antipatiche, come quelle inutili, sono accumunate da poca ironia. Le prime, poi, hanno però tanto orgoglio, le seconde, invece ne sono prive. Non proprio il massimo, insomma.
I simpatici hanno molta ironia, ed autoironia, ma orgoglio davvero ai minimi, il che invece servirebbe! E poi loro, gli speciali. Tanto orgoglio accompagnato da tanta ironia!

Capitolo a parte per le persone finte, un valore pari allo zero in termini di orgoglio e simpatia, che si palesano in base alla situazione di riferimento. Poco bene.

Quindi: anche se sembra difficile, l’ironia, e l’essere autoironici, nella vita paga sempre. Se a questa riusciamo ad abbinare anche l’orgoglio per come si è, per ciò che si fa e per ciò che si è in base a cosa si fa, sempre nel rispetto degli altri, allora… si è speciali!

Le categorie umane 3

Ci voleva una semplice rappresentazione grafica, su assi, per spiegare l’annoso conflitto tra il dovere ed… il piacere! Ma forse per capirne la relazione possiamo pensare quale categoria umana vorremmo ci rappresentasse al meglio. Tristi, stupidi, ignoranti? Non proprio. I tristi e gli stupidi hanno in comune una scarsa propensione al piacere. I primi però si buttano a capofitto nel dovere; gli stupidi al poco piacere abbinano scarso dovere. Poi ci sono gli ignoranti: molta importanza al piacere, ma troppo poca al dovere.
Meglio essere felici: a tanto piacere, diamo però anche tanto spazio al dovere.
Quindi: per essere felici, tanto piacere, quando dovere!

Le categorie umane 4

Quando si è in una posizione dove occorre farsi rispettare e prendere scelte che possono influire su chi mi sta accanto, è facile risultare lontani agli occhi delle persone ed è difficile colmare il divario che si può creare. Questo perché si è stati troppo autorevoli e ci si è relazionati in modo troppo formale. Quando la troppa formalità è accompagnata da poca autorevolezza si rischia di venire presi poco in considerazione, come un “vuoto a perdere”. Concetto opposto, “vuoto a rendere” quando la troppa informalità viene abbinata a poca autorevolezza.

Ma si può essere meravigliosi: un leader che si relaziona in modo informale con il suo team, ma con autorevolezza sempre presente.

Quindi: tra le categorie umane che possiamo incarnare, l’essere meravigliosi è un obiettivo importante, perché agiamo con informalità e autorevolezza!

Le categorie umane 5

Gesù e Chiesa, ovvero la spiritualità intesa come fede disinteressata ed il sistema che ruota intorno. 4 scenari. Quando c’è più contenitore che cotenuto si rischia di essere palesemente meno buoni. Ma si è cattivi (e basta) se mancano entrambe le variabili. Quando si tende a seguire molto la spiritualità e a questa è abbinato una grande seguito nei confronti del sistema chiesa, allora sì è buoni e questo concetto è ancora più rafforzato, perchè è amplificato, noto ai più. Ma se si segue la spiritualità, spoglia del sistema che vi è intorno, allora si è buoni, in senso letterale.
Quindi: seguiamo prima la spiritualità, spogliandola di ogni elemento superficiale.

Mappa delle vecchie e nuove esistenze

Una vita caratterizzata da monotonia, linearità (seppur confortevole) o un cambio di direzione? Ciò che può influire è la combinazione tra moderazione e determinazione. Si va verso una vita abbastanza stupida, se a tanta euforia si abbina poca determinazione. Ma si parla anche di esistenza inutile se si ha tanta moderazione, controllo, ma poca determinazione. Il conflitto interiore può svilupparsi con uno scenario ben preciso: tanta determinazione, ma poco

autocontrollo. Il punto di svolta? Quando la tanta determinazione viene accompagnata da altrettanta moderazione. E questo genera una rivoluzione dolce, la svolta appunto.

Quindi? Il consiglio è di accompagnare a tanta determinazione, tanta moderazione per dare una scossa positiva alla propria esistenza ed andare nella direzione di una rivoluzione dolce.

Vino vietato ai quaquaraquà

A libera interpretazione. Come vogliamo porci in termini di altruismo: la propensione a pensare agli altri, o un po’ di egoismo pensando solo a noi stessi. Per portare il pensiero su un piano più pratico, pensiamoci a tavola. A noi spetta il (bellissimo) compito di occuparsi del vino. 4 scenari.
Sono propenso più a pensare a me, al mio bicchiere sempre pieno e meno a chi è con me? Il rischio è di essere un “uominicchio”. Se parlo, parlo e non penso né a me e né a chi mi sta intorno sono un inconcludente, un quaquaraquà, il peggiore degli scenari, e una vita appagante o un buon vino chi è così non se lo merita. Quando invece si pensa troppo agli altri e poco a sé il rischio è di accontentarsi o di rimanere a… secco. Solo se ci si focalizza se stessi, ma anche sugli altri si può vivere al meglio; si è uomini e ci si merita un buon vino.
Quindi? Agire e non perdersi in chiacchiere!

Maybe

Il beneficio del dubbio. Sulle proprie capacità, sulle certezze, a volte troppo date per scontate. Cautela, un ingrediente (forse, beneficio del dubbio) ottimale per il successo. Perché chi è indeciso è colui che ha troppi dubbi e forse questo porta a frenare il successo. Ma anche chi si mette poco in discussione e dà per scontata e vera ogni cosa faticherà a realizzare e realizzarsi e magari risulterà poco simpatico, uno sbruffone. La strada verso il successo può portarci a risultare odiosi, se “io so tutto!”.
Ma si può avere successo ed essere un fuoriclasse se per ogni scelta fatta questa viene ragionata e si lascia anche spazio al dubbio. Perché in questo risiede ogni personale rivoluzione.
Quindi? Beneficiamo dei dubbi e avremo (forse. Forse? Forse sì, per davvero) successo.

Vino veritas

Com’è vero che nel vino c’è la verità ti dirò tutto, senza segreti.” – William Shakespeare (1564 – 1623)
Nel vino c’è verità, il vino rappresenta la verità. Ma banalmente perché con un calice di vino in più, ci si esprime di più! E qual è la relazione tra verità e vino? E come ci fa apparire? Se il tanto vino bevuto non ci permette di essere sinceri, beh… siamo proprio dei bugiardi incalliti! Ma si è bugiardi, ma pure noiosi se mentre discutiamo siamo poco sinceri e ci neghiamo un calice di vino.
Infine la sincerità può essere data dal vino bevuto. Tenderò ad essere molto sincero, ma forse pure noioso, se non mi concedo un buon calice. Un bicchiere in più mi darà invece maggiormente modo di essere sincero e… pure simpatico!
Quindi? In vino veritas: chi è più sincero di un inebriato?

Nothing to declare

Un vino libero, che non ha nulla da dichiarare è per noi un vino con zero concimi chimici, zero diserbanti, un ridotto contenuto di solfiti aggiunti. Semplice.
Quindi? Semplicità. Ritorno all’origine.

No Mail

Un grafico semplice, quanto veritiero. La felicità può dipendere da tante cose e l’abuso delle mail è una di queste. Pensiamo solo alla quantità di mail inutili che riceviamo ogni giorno, anche solo per dire “ok” oppure a chi è prolisso nella scrittura, ecco, questa perdita di tempo si tramuta in una perdita di felicità Troppe mail? Poca felicità, perchè troppo spreco di tempo a lavoro può portare a poco spazio per ragionamenti più alti, magari strategici e quindi lasciare poco spazio alla produttività, anche sul lavoro stesso.
Quindi: poche mail (inutili)? Tanta felicità!

Una vita insieme

Gli ingredienti per portare avanti una relazione che duri nel tempo? Onestà, essere brillanti (mai banali) e compatibilità nell’intimità. 3 fattori in continua relazione, da ambo le parti, per tenere sempre (e per sempre) in vita un rapporto. E questi valori devono avere lo stesso peso, la stessa importanza ed essere sempre in relazione. Un impegno non indifferente per entrambi. Ma quante soddisfazioni!
Quindi? Impegno, nessuno escluso!